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Capolino

Si caratterizza per la limitata astringenza, il sapore gradevole, conferito dall’equilibrata sintesi di amarognolo e dolciastro, per la tenerezza della polpa che ne favorisce il consumo allo stato crudo. Altre peculiarità sono la ricchezza in polifenoli e altri elementi nutritivi e livelli di sodio e ferro particolarmente contenuti. Infine la particolare conformazione del capolino che, presentando brattee strettamente appressate le une alle altre, lo preserva dalla prenotazione di sostanze esterne nocive, garantendone la salubrità.

C3

Pianta vigorosa, dal portamento eretto, adatta al trapianto precoce per ottenere un anticipo di produzione.
Clone precoce di carciofo Romanesco, pezzatura medio-grosso di forma subsferica schiacciata, presenta bratee molto serrate disposte in modo da lasciare il caratteristico incavo al centro del capolino. Per il suo sapore gradevole, è adatto sia per il consumo fresco che in cucina.

Violetto di Provenza

Pianta di origine: pianta erbacea perenne delle Composite che presenta un rizoma sotterraneo, con radici ramificate, da cui ogni anno sioriginano nuovi germogli detti carducci.
Da essi, a primavera, spuntano le foglie pennate di colore grigioverde e dal centro della rosetta finale spunta un fusto di 50-150 cm dialtezza, ramificato.
Ogni ramo termina con un capolino floreale. Tale capolino ha base ingrossata, carnosa, con brattee a forma discaglie che in alcune varietà terminano con una spina. Da esso si sviluppanodei fiori azzurri.

Violetto Ramacchese

Il carciofo, antico prodotto della terra, era già correntemente conosciuto e gustato dagli Egizi.
Ortaggio della famiglia delle composte, tipico delle zone del Mediterraneo continuò ad essere apprezzato fino all'epoca dei Romani.
Il carciofo infatti, era già noto fin dall'antichità per i pregi organolettici del capolino al punto da essere annoverato tra gli ortaggi di pregio per pranzi raffinati, ed era considerato una coltura da reddito molto elevato.
La pianta conosciuta dai greci e dai romani, sicuramente era la varietà selvatica e, a quanto sembra, ad essa venivano attribuiti poteri afrodisiaci, per questo motivo prenderebbe il nome da una ragazza sedotta da Giove e trasformata da questi in carciofo.
Tradizione vuole che il carciofo sia stato introdotto in Francia da Caterina de' Medici, grande consumatrice di cuori dell'omonima pianta. Sarebbe stata proprio lei a portare il carciofo dall'Italia alla Francia, quando sposò il re Enrico II di Francia. Anche Luigi XIV era un gran consumatore di carciofi.